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UNO SDEGNO LEGITTIMO

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Piano di Sorrento si conferma il centro di BOXLANDIA. L’annuncio di un nuovo parcheggio interrato di 56 box a Via Legittimo e uno da 27 a San Liborio dovrebbe indurre coloro che non sono disponibili ad assistere al massacro del territorio a individuare il vero obiettivo del contendere ed organizzare forme e modalità di dissenso adeguate. Ho l’impressione, invece, che la politica paesana non riesca a guardare oltre il cortile di Piazza Cota, limitandosi ad attaccare Tizio piuttosto che Caio addebitandogli il problema, trascurando l’organizzazione, i mezzi, le coperture politiche, il supporto di professionisti esperti nel settore tecnico e giuridico, fino ad arrivare a modifiche legislative ad personam, tale da configurare un meccanismo che lo identifica come SISTEMA. Volerlo addebitare ad una sola persona è riduttivo e fuorviante.

Il fenomeno BOXLANDIA non può essere circoscritto ad un supplemento di campagna elettorale dove hanno giocato il tradimento, il voto di scambio e tutto il peggio della Prima Repubblica di cui si conservano intatte le esperienze, le militanze, i curriculum. Si sono realizzate le condizioni per capitalizzare una gestione del potere lungamente esercitata e collaudata, in grado di muovere più soggetti verso un comune obiettivo di business che ci è stato spiegato solo pochi giorni fa dal Procuratore De Raho al Convegno sulla Trasparenza organizzato a Sorrento dal Consigliere Rosario Fiorentino. E’ l’associazione di più persone che consente il raggiungimento dello scopo criminoso al quale bisogna contrapporre la mobilitazione dei Cittadini. Boxlandia si regge su un meccanismo semplice e di immediata remunerazione per pochi a scapito della collettività. E se è questa ad essere danneggiata, è bene che LA COLLETTIVITA’ si faccia avanti, si faccia sentire.

Questo Movimento ha promosso nel novembre 2008 una raccolta di firme per ribadire le finalità pubbliche dell’investimento di risorse pubbliche sul Porto di Marina di Cassano. Oggi lo stesso Movimento si rivolge all’opposizione in Consiglio Comunale e, per essa, al Capo Gruppo Giovanni Iaccarino e lo invita a promuovere in sinergia con i Movimenti, le Associazioni, i Partiti, una raccolta di firme a sostegno di una PETIZIONE POPOLARE che coinvolga i Cittadini di tutta la Penisola Sorrentina da indirizzare alle Autorità locali, regionali e nazionali. E’ necessario mobilitarsi, nelle forme previste per la partecipazione popolare, per ribadire l’indignazione verso l’intollerabile saccheggio del territorio la cui tutela è riconosciuta dalla Carta Costituzionale. Firmiamo per fermarli. Non perdiamoci di vista. Gaetano Maresca

I GIARDINI SORRENTINI

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Sono tutti sul mercato. Addirittura si comprano giardini per poter realizzare manufatti abusivi. Si comincia con una baracca, un primo abuso, un geometra compiacente, la richiesta di condono, agevolata dall’assessore pronto al voto di scambio, l’impresa di costruzione e il gioco è fatto. Gli attori ci sono tutti. Ciak, si gira. Se non si spezza questa catena di Sant’Antonio, dove tutti trovano la loro convenienza, del Giardino Sorrentino resterà sule o’ nomme. E’ perfettamente inutile contrastare un fenomeno diffuso, generalizzato, cercato da tutti i proprietari di Giardini che non hanno che farsene di un fardello ingombrante che impedisce una naturale espansione delle necessità familiari. Il cerchio si chiude quando arriva l’impresa di costruzione e fa il prezzo. Cosa c’è, il PUT pone ancora vincoli? Basta tirare le redini alle persone giuste ed ecco fatta la leggina per superare l’ostacolo. Vi basti l’ultima di Caldoro che ha evitato per un soffio ai costruttori di farsi requisire dai Comuni i parcheggi invenduti. Ha avuto quel Maestro sulle leggi ad personam. Al mercato c’è chi compra e c’è chi vende e fin quando in Italia c’è la proprietà privata andrà sempre così. Chi ha detto che i Giardini Sorrentini sono un’ Area di Rilevante Interesse Ambientale? Per adesso lo dico io e voglio vedere quali Sindaci della Penisola Sorrentina sono disposti a sottoscriverla. I limoni sorrentini hanno acquisito l’Indicazione Geografica Protetta. E’ una salvaguardia dalla concorrenza. Presto spariranno non per la concorrenza esterna ma quella degli stessi sorrentini che, nel frattempo, si vendono i giardini. Vi dice niente il Conte Ugolino? Vincenzo Iaccarino, Vice Sindaco di Piano mi ha fatto leggere la nuova bozza dello Statuto dell’Unione dei Comuni. Effettivamente è stata recepita la TUTELA DEL TERRITORIO. Maurizio Gargiulo, Assessore all’Urbanistica ha provato ad arginare il fenomeno dei parcheggi interrati ma non è stato nemmeno capito da un’opposizione che si bea di arzigogoli barocchi. Figuriamoci dai suoi compagni di merenda che prendono ordini dal palazzo di fronte. E va bene così. Perchè se questi giardini servono solo a fare business e allora non perdiamo tempo e sventriamo come maiali gli ultimi limoneti e vedimmencenne bene. Carne di porco e vino di Gragnano. Alla salute. Vedo solo tanto disordine, comportamenti incoerenti, Sindaci che si firmano permessi a costruire, che sfasciano Marina della Lobra e si apprestano ad edificare l’Unione dei Comuni tutelando il paesaggio, assessori che tirano l’acqua al proprio mulino, quello nel Vallone, nell’indifferenza generale, tranne Di Pietro e Antonetti. E in tutto questo guazzabuglio il Procuratore De Raho mi viene a dire che i confini tra impresa e camorra non sono definibili? E’ stato accuratamente evitato come un appestato dai politici sorrentini. Sabato prossimo a Vico Equense Natale Maresca ha organizzato un convegno sui parcheggi pertinenziali. Sono curioso di ascoltare i Principi del Foro, quelli che normalmente difendono i potenti. Hai visto mai che indosseranno il saio degli ambientalisti? Non si capisce chiù nenti. Baciamo le mani e non perdiamoci di vista. Gaetano Maresca

IL CASTELLO ASSEDIATO

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Comunicato stampa ufficiale partito

Di Pietro – Italia dei Valori –

Sorrento, affare immobiliare “Vallone dei Mulini”. Il caso approda alla Camera dei Deputati, con un’interrogazione parlamentare degli Onorevoli Antonio Palagiano ed Antonio Di Pietro.

 

Antonetti “Siamo soddisfatti, ancora una volta abbiamo avuto ragione: il Comune di Sorrento ha deciso infatti di esercitare la prelazione.

 

Sulla vicenda immobiliare del “Vallone dei Mulini”, discussa operazione al centro dell’attenzione nelle ultime settimane ed i cui reali dettagli tecnici sono stati spiegati dall’Italia dei Valori, con una nota tecnica del responsabile in Penisola Sorrentina, l’avvocato contrattualista Giovanni Antonetti, intervengono ora a sostegno anche i vertici nazionali del partito con un interrogazione parlamentare presentata alla Camera dei Deputati dall’Onorevole sorrentino Antonio Palagiano, come primo firmatario, ed addirittura dal Presidente dell’Idv Antonio Di Pietro.

Una perla della penisola sorrentina, immortalata in tutte le stampe ottocentesche e nei dipinti dei più grandi artisti italiani, il complesso denominato «vallone dei Mulini», è stato oggetto di contratto preliminare di compravendita” si legge nel testo dell’interrogazione presentata nella seduta del 20 febbraio ed indirizzata al Ministero per i Beni e le Attività Culturali dall’esame dei pubblici registri ipotecari e catastali, risulta essere stato stipulato, in data 23 dicembre 2011 (e trascritto il 20 gennaio 2012 ai numeri 3.114/2.609), un contratto preliminare di compravendita, ricevuto dal notaio Giancarlo Iaccarino, di Massa Lubrense (Napoli), con il quale Mariano Pontecorvo, già assessore ai lavori pubblici del Comune di Sorrento, si è obbligato ad acquistare, entro il termine massimo del 30 ottobre 2012, dagli attuali 8 comproprietari, eredi ed aventi causa della famiglia Mathieu, il complesso immobiliare sito in Sorrento, località alla Rupe-Vallone dei Mulini, composto da 8 particelle, tutte riportate nel catasto terreni, per un’area complessiva di 4.550 metri quadri, oltre il fabbricato già adibito a mulino” con la precisazione che “l’intero complesso immobiliare è stato dichiarato di interesse culturale particolarmente rilevante dal Ministero per i beni e le attività culturali, ai sensi della legge 11 giugno 1922, n. 778, e successivi modificazioni e integrazioni, con decreto emesso in data 8 novembre 1927, e pertanto viene specificato che l’atto definitivo di vendita verrà denunciato al Ministero e sarà presentato al Soprintendente del luogo ove si trova il bene, al fine di consentire l’esercizio del diritto di prelazione da parte dello stesso, ovvero degli enti territoriali interessati, vale a dire regione Campania, provincia di Napoli e comune di Sorrento”. Quindi la richiesta al Ministro competente in merito a quali iniziative si intendano adottare al fine di “esercitare, per l’intero o per parte del complesso immobiliare «vallone dei Mulini», tenendo conto della futura ricezione della relativa denuncia di trasferimento, il diritto di prelazione previsto dal già menzionato decreto legislativo n. 42 del 2004” e comunque di “evitare che i succitati patrimoni immobiliari, storici ed archeologici di Sorrento, vengano abbandonati o totalmente privatizzati, invece di costituire siti di rilevante interesse per i cittadini i turisti, di provenienza nazionale ed internazionale, per consentire la valorizzazione e la pubblica fruizione degli stessi siti, anche sotto il profilo culturale e turistico”.

Sulla vicenda interviene anche Antonetti, che per primo ha sollevato la questione ed aveva sollecitato l’intervento dei parlamentari di riferimento della costiera “L’interessamento dei vertici nazionali a questa vicenda, come alle tante altre segnalate dalla sezione locale dell’Idv, quali, tra le altre, il caso del malfunzionamento del depuratore di Marina Grande, della vendita di Villa Tritone e dello scandalo dei boxes interrati, testimonia la bontà del nostro operato e la serietà con cui viene svolta la nostra attività politica al servizio dei cittadini della penisola sorrentina; passando al caso specifico del Vallone dei Mulini, apprendo con piacere dai quotidiani degli ultimi giorni che anche il Comune, dopo un’iniziale ritrosia, si è convinto ad esercitare la prelazione per l’acquisto; mi chiedo solo cosa sarebbe accaduto se non fosse stata sollevata la questione dall’Italia dei Valori. Restano però” conclude l’avvocato sorrentino “ancora delle domande a cui il sindaco non ha ancora risposto; come è stato possibile, ad esempio, che con tre determine del Comune di Sorrento datate novembre e dicembre 2011 (le nn. 1378, 1379 e 1519) sono stati spesi oltre 33mila euro di soldi pubblici, di noi contribuenti, per la pulizia, illuminazione e messa insicurezza di parte di questi immobili che, ora, si scoprono privati? A nome dei cittadini sorrentini, pretendiamo una risposta chiara.”

QUI DOVE IL MARE LUCCICA

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Cari amici,

siete invitati all’iniziativa pubblica del Pd “Tutela del mare e depurazione in Penisola Sorrentina”, che si terrà lunedì 27, Hotel Aequa, Vico Equense, ore 17,30, per costruire un’agenda di lavoro politico e amministrativo, finalizzato a monitorare la realizzazione del depuratore di Punta Gradelle, come pure tutti gli altri interventi necessari a garantire la salvaguardia del nostro mare, nell’interesse dei cittadini e del territorio. Crediamo infatti che la questione ambientale sia primaria e strategica, anche per la vocazione turistica della Penisola sorrentina.

Vi aspettiamo! Stefania

AMBIENTE, LA GIORNATA DI MOBILITAZIONE DEL PD PER IL MARE DELLA PENISOLA SORRENTINA

Lunedì 27 febbraio, il Pd organizzerà una giornata di mobilitazione per la tutela del mare in Penisola Sorrentina.

Alle ore 15, una delegazione istituzionale composta, tra gli altri, dalla deputata Luisa Bossa, dal consigliere regionale Mario Casillo, dal responsabile del Forum ambiente del Pd della Federazione provinciale del Pd di Napoli Matteo Morra e Paolo Persico della rete Faro del Sarno Pd Campania, insieme ai dirigenti e agli eletti del Pd della penisola Sorrentina, visiterà il cantiere del nuovo depuratore di Punta Gradelle e l’imbocco della condotta sottomarina. Contemporaneamente, una seconda delegazione istituzionale, composta, tra gli altri, dal deputato Guglielmo Vaccaro e dai consiglieri regionali Antonio Amato e Lucia Esposito, visiterà il depuratore di Marina Grande a Sorrento, insieme ad altri dirigenti e eletti del Pd della penisola sorrentina. Successivamente, alle ore 17,30, presso l’hotel Aequa di Vico Equense di via Filangieri, si terrà un incontro pubblico per fare un resoconto delle visite e confrontarsi con le forze sociali, le associazioni, i sindaci e gli amministratori locali, per costruire un’agenda di lavoro politico e amministrativo. In questo modo, si vuole affrontare un tema decisivo per la salute dei cittadini e lo sviluppo del territorio. L’incontro sarà aperto da Gemma Trombetta, del coordinamento del circolo Pd di Vico Equense, e sarà introdotto da Stefania Astarita, coordinatrice del Pd della Penisola Sorrentina. Per le conclusioni, interverrà Stella Bianchi, responsabile nazionale Ambiente del Pd.

 

I DURI COMINCIANO A GIOCARE

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Fa piacere che Antonio Di Pietro si occupi del nostro territorio e porti BOXLANDIA nelle aule parlamentari. Fa piacere che il Procuratore Cafiero de Raho svolga la sua relazione al Convegno sulla Trasparenza nella P.A. su camorra e affari nel salone delle feste del Comune di Sorrento gremito come non mai. E’ la migliore risposta che i Movimenti potessero ottenere nella battaglia civile contro le degenerazioni della politica nel cattivo uso di una risorsa tutelata dalla Costituzione.

L’interrogazione parlamentare di Di Pietro ha il pregio di fotografare i vari passaggi normativi che hanno spogliato le difese del territorio fino a renderlo un proficuo investimento per la CAMORRA SPA. Stampatevi l’interrogazione e conservatela. E’ una pagina di storia.

De Raho, approfondisce il concetto e ci avverte che i confini tra impresa e camorra non sono definibili. L’una assume le sembianze dell’altra attraverso società di capitali che si muovono sul mercato senza sospetti. Pecunia non olet. E’ sempre più diabolico provare il riciclaggio e molti la fanno franca corrompendo la Pubblica Amministrazione che con la sua azione sul territorio potrebbe, invece, contrastare il fenomeno. Le indicazioni del Procuratore de Raho ci inducono a riflettere su un danno poco percepito che anch’io avevo trascurato, preso dalla difesa del paesaggio. Alle difficoltà economiche delle famiglie, fa da controaltare la insolita disponibilità di imprese ad acquistare suoli da trasformare in parcheggi interrati.

Il punto debole è all’origine. Oggi per una famiglia è impossibile mantenere un giardino. E’ solo una fonte di costi che non produce alcun reddito e che trova naturale sbocco sul mercato immobiliare. La Pubblica Amministrazione non si è preoccupata del fenomeno anzi, lo ha assecondato e in alcuni casi ha impersonato l’impresa di costruzione confondendo il ruolo pubblico con l’interesse privato. In attesa che la Magistratura si occupi di queste degenerazioni, vorrei provare a svolgere un ragionamento.

Premesso che per la famiglia quel giardino è un costo insostenibile, con l’aiuto della Pubblica Amministrazione, dovremmo impegnarci a trasformarlo in ricavo. Non è facile, ma possiamo provarci. Tanto per cominciare i nostri Comuni dovrebbero mettere sul naso occhiali verdi. Vedere, cioè, il verde come elemento caratterizzante della offerta turistica e migliore vivibilità per i Cittadini. Verde pubblico, senz’altro. Per colmare un vuoto di decenni dove non s’è fatto altro che scavare giardini per colarvi cemento.

Ma sopratutto verde privato. Aprite i giardini alla Città. Rendeteli fruibili, visitabili, assaggiabili, bevibili. La Pubblica Amministrazione si faccia protagonista della rinascita dell’ IMPRESA GIARDINO. Finanzi lo start up di attività che portino reddito alle giovani generazioni senza che siano costrette a lunghi e inutili studi dall’improbabile esito. Trasformiamo un problema in opportunità. Credo ci siano le condizioni per mettere in moto l’economia e sottrarre una risorsa alla camorra. Fatemi sentire i vostri commenti. Il cammino è lungo. Non perdiamoci di vista. Gaetano Maresca

QUANDO IL GIOCO SI FA DURO

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 Atto Camera

 

Interrogazione a risposta scritta 4-15064

 presentata da

 ANTONIO DI PIETRO

 giovedì 23 febbraio 2012, seduta n.591

  

DI PIETRO, PALAGIANO, ANIELLO FORMISANO e BARBATO. – Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro della giustizia, al Ministro dell’interno, al Ministro per i beni e le attività culturali.

 Per sapere – premesso che:

l’intera penisola sorrentina, nonostante l’esiguità di spazi, la particolare morfologia del territorio e la fragilità dello stesso sotto il profilo idrogeologico, è oggetto da circa un decennio di una smisurata richiesta di progetti edilizi per la realizzazione di «parcheggi pertinenziali», da realizzare ai sensi del combinato disposto degli articoli 6 e 9 della legge regionale n. 19 del 2001;

la regione Campania, nell’ambito della legge finanziaria per l’anno 2012, all’articolo 52, comma 5, lettere a) e b), ha inserito due modifiche all’articolo 6 e all’articolo 9 della legge regionale succitata con l’evidente scopo di consentire l’ulteriore realizzazione di parcheggi interrati anche nelle aree dove il piano urbanistico territoriale (PUT) della costiera sorrentino-amalfitana del 1987 (legge regionale n. 35 del 1987) non lo consentirebbe;

la novella, introdotta con l’articolo 52, comma 5, della legge finanziaria suddetta, denota, a parere degli interroganti, una superficialità legislativa non condivisibile;

la legge regionale n. 19 del 2001, nella sua prima versione, andando ben oltre i criteri fissati dalla legge statale n. 122 del 1989, rendeva possibile l’edificazione di parcheggi interrati anche in aree dove sussistevano i vincoli imposti da piano urbanistico territoriale della penisola sorrentino-amalfitana. In particolare, l’articolo 9 recitando «le disposizioni della presente legge trovano applicazione anche nei territori sottoposti alla disciplina di cui alla legge regionale 27 giugno 1987, n. 35, e, in caso di contrasto, prevalgono sulle disposizioni di quest’ultima» introduceva una deroga indiscriminata al piano urbanistico territoriale. Una deroga molto discutibile, a parere degli interroganti, in quanto, consentendo una serie di interventi senza alcuna pianificazione o programmazione, anche nelle aree più tutelate dal piano urbanistico territoriale, provocava cospicui danni e, di fatto, sviliva il contenuto del piano urbanistico;

il sistematico attacco a tutte le aree verdi nelle zone prossime ai centri abitati che ne è derivato, ha suscitato, negli anni, un’accesa campagna stampa locale, ma soprattutto nazionale, tanto efficace da scuotere opinione pubblica e, allo stesso tempo, indurre l’assessore regionale all’urbanistica dell’epoca (2004), Marco Di Lello, a promuovere una modifica della disposizione suddetta: non più la previsione di una deroga generalizzata alle disposizioni del piano urbanistico territoriale, ma la possibilità di realizzare box solo compatibilmente con i vincoli posti dal piano paesistico;

con la novella introdotta, quindi, dalla legge regionale n. 16 del 2004, all’articolo 9, eliminato il periodo «in caso di contrasto, prevalgono sulle disposizioni della legge regionale 35/87», le disposizioni della legge n. 19 del 2001 divenivano applicabili «nei territori sottoposti alla disciplina di cui alla legge regionale 27 giugno 1987, n. 35, fatti salvi tutti i vincoli previsti dalla legge stessa»;

prima della modifica del 2004 e anche successivamente, la disposizione di cui alla legge n. 19 del 2001 ha prodotto comunque notevoli danni ambientali e molte aree verdi, prossime ai centri abitati, sono state irrimediabilmente distrutte e sostituite, nella maggior parte dei casi, da vasche di cemento colme di terreno per una profondità di circa un metro;

all’inizio del 2001, con una modifica introdotta dall’articolo 2, comma 1, lettera n), della legge regionale n. 1 del 2011, è stato nuovamente modificato il testo dell’articolo 9 della legge regionale n. 19 del 2001 e, in particolare, è stato eliminato l’inciso «fatti salvi tutti i vincoli previsti dalla legge stessa», lasciando inalterato il resto;

nel gennaio 2012, con la citata finanziaria 2012, articolo 52, viene modificato nuovamente l’articolo 9 della legge n. 19 del 2001 che, allo stato attuale, recita così: «le disposizioni della presente legge trovano applicazione anche nei territori sottoposti alla disciplina di cui alla legge regionale 27 giugno 1987, n. 35»;

sempre con l’articolo 52 della legge finanziaria regionale 2012 al comma 5, lettera a), una ulteriore modifica alla legge n. 19 del 2001 rende esplicito il modus operandi della regione e la mancanza di una visione d’insieme delle problematiche. L’articolo 6 della legge n. 19 del 2001 imponeva, infatti, ai costruttori la vendita dei box realizzati in regime di pertinenza con unità residenziali nel termine di 36 mesi dalla scadenza del procedimento abilitativo. L’inesistenza di alcun criterio programmatico ha fatto sì che fino ad oggi siano stati realizzati centinaia, se non migliaia di box e che non tutti siano stati venduti, con il rischio che quelli invenduti nel termine di 36 mesi dalla loro realizzazione, così come previsto dall’articolo 6, applicando le sanzioni previste dall’articolo 7 della legge n. 47 del 1985 (oggi articolo 31 del decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001), fossero oggetto di ordine di ripristino ed acquisizione in caso di inottemperanza;

l’ultima modifica (articolo 52, comma 5, lettera a) della legge finanziaria regionale 2012) del legislatore regionale ha, però, cassato il termine di 36 mesi dalla scadenza del titolo abilitativo fissato per la vendita dei box in regime di pertinenzialità per cui, ad oggi, i costruttori di mega parcheggi interrati potranno costruirli e detenerli, pur senza venderli, per un tempo indefinito;

inoltre, l’eliminazione dell’obbligo di vendita dei box in regime di pertinenzialità nel termine di 36 mesi dalla scadenza del titolo abilitativo potrebbe creare, a parere degli interroganti e in una regione ad alta densità malavitosa, notevoli vantaggi proprio ai clan camorristici. Questi ultimi, avendo necessità di riciclare denaro sporco, con quest’ultima modifica, potrebbero, in forma apparentemente legittima, pur senza necessità per il territorio e senza alcuna programmazione, realizzare maxi parcheggi interrati di cui conserverebbero sine die la proprietà anche senza porli in vendita;

la legge regionale n. 19 del 2001 aveva, comunque, un suo presupposto di costituzionalità in quanto, pur non individuando a priori le unità immobiliari cui rendere pertinenziali i box da realizzarsi, come invece era d’obbligo per la legge nazionale n. 122 del 1989, limitava tale facoltà a un preciso limite temporale; al contrario, quest’ultima modifica introdotta nella finanziaria 2012 è tale da far venir meno anche quelle ragioni di eccezionalità ed urgenza che sono state poste alla base della legge n. 19 del 2001 e ne hanno motivato la specialità rispetto ad altre disposizioni;

inoltre, queste ultime modifiche, introdotte dalla legge finanziaria regionale del 2012, hanno prodotto incertezza negli operatori del settore e negli amministratori locali, proteste da parte delle associazioni ambientalistiche e reazioni politiche; come testimoniato, tra l’altro, dal dettagliato articolo, pubblicato sul sito del Corriere del Mezzogiorno in data 1o febbraio 2012, a firma di Fabrizio Geremicca, dal titolo «Se la Regione Campania trasforma la Costiera sorrentina in boxlandia. Due commi, qualche parolina cancellata e la finanziaria regionale rischia di favorire i signori del cemento»;

in conclusione, ad avviso degli interroganti, le modifiche introdotte con la finanziaria regionale del 2012 appaiono essere state adottate in assenza di adeguata analisi della situazione esistente;

resistono nell’area Sorrentino-Amalfitana centinaia di box invenduti o parcheggi interrati per i quali non si è provveduto neppure a ripristinare la copertura con essenze arboree e idonee piantumazioni, simili per specie e quantità a quelle preesistenti, come previsto, invece, dall’articolo 6 della legge regionale n. 19 del 2001;

le succitate modifiche all’articolo 9 della legge regionale n. 19 del 2001, potrebbero andare a sanare, per quanto risulta agli interroganti, situazioni per le quali vi erano già altre indagini o procedimenti penali in corso in relazione a presunte violazione delle disposizioni del piano urbanistico territoriale della Penisola Sorrentina;

inoltre non sembrerebbe che per situazioni per le quali l’articolo 6 della legge regionale n. 19 del 2001 prevedeva l’irrogazione delle sanzioni ex articolo 7 della legge n. 47 del 1985 oggi articolo 31 del decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001, tali sanzioni non siano state adottate dai comuni interessati;

occorrerebbe assumere urgenti iniziative per evitare ulteriori scempi e la stagnazione della proprietà dei box realizzati sine die nelle mani dei costruttori senza che ciò possa essere sanzionato come in precedenza, con perdita per l’erario di ingenti somme di denaro;

occorre sottolineare che con la legge nazionale n. 22 del 1989 gli immobili ai quali rendere pertinenziali i box interrati a realizzarsi erano già individuati fin dal rilascio del titolo abilitativo e ciò anche nelle ipotesi di concessione in diritto di superficie di aree pubbliche da parte dei comuni (articolo 9 n. 4, 1) mentre con la legge regionale n. 19 del 2001 i costruttori possono individuare successivamente alla loro realizzazione. Nel predispone la novella di cui all’articolo 52, n. 5, lettera a) della finanziaria regionale 2012 la regione Campania avrebbe dovuto porre maggiore attenzione alle conseguenze che la modifica può avere anche sul piano della lotta alla criminalità organizzata -:

di quali elementi disponga il Governo sulla questione esposta in premessa;

se dell’intervenuta modifica sia stato informato il Ministero della giustizia e la Direzione nazionale antimafia, essendo evidente, agli occhi degli interroganti, che la stessa apre in Campania, e non solo in Costiera sorrentina, nuovi scenari economici sicuramente appetibili per la malavita organizzata, e quindi se risulti che le varie Procure della Repubblica interessate abbiano mai svolto indagini per verificare quali siano state fino ad oggi le imprese coinvolte nella realizzazione di maxi parcheggi e se delle stesse facciano parte persone inquisite;

se il Governo non intenda verificare la sussistenza dei presupposti per l’impugnazione della legge finanziaria regionale 2012 della Campania, ai sensi dell’articolo 127 della Costituzione, in relazione alle disposizioni della medesima legge regionale citate in premessa.(4-15064). Antonio Di Pietro

GLI INDAGATI DEL COSTA CONCORDIA

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FRANCESCO SCHETTINO. Comandante della nave, 52 anni, attualmente agli arresti domiciliari a Meta. È accusato di omicidio plurimo colposo, naufragio, abbandono di persone incapaci di provvedere a se stesse, abbandono di nave, omessa comunicazione dell’incidente alle autorità marittime. È addebitata a lui l’errata manovra («scellerata» per i pm) per l’inchino al Giglio, le inerzie nel dare l’allarme alla capitaneria di porto e ai passeggeri. È accusato anche di aver lasciato la nave quando c’erano ancora 300 persone da evacuare.

CIRO AMBROSIO. Primo ufficiale di coperta (di fatto il vice di Schettino in plancia di comando), 39 anni, di Torre del Greco (Napoli). È indagato con Schettino e gli ufficiali in plancia Coronica e Ursino per cooperazione con loro in omicidio plurimo colposo e naufragio. Con loro, per i pm non dette supporto e assistenza a Schettino dopo che aveva assunto il comando e omise di adoperarsi per salvare le persone a bordo. A circa sei miglia dal Giglio avvisò Schettino per lasciargli il comando per l’avvicinamento all’isola dove la nave urtò gli scogli.

SALVATORE URSINO. Secondo ufficiale di coperta, 27 anni, di Messina. È indagato per cooperazione colposa con Schettino, e gli ufficiali Coronica e Ursino, in omicidio plurimo colposo e naufragio. Ha le stesse accuse degli ufficiali Coronica e Ambrosio con cui viene accusato inoltre di non aver fatto notare a Schettino il pericolo della velocità di 16 nodi in presenza di ostacoli e bassi fondali e il pericolo nell’avvicinamento eccessivo al Giglio.

SILVIA CORONICA. Terzo ufficiale di coperta, 29 anni, di Trieste. È indagata per cooperazione colposa con Schettino e gli ufficiali di plancia Ursino e Ambrosio per omicidio plurimo colposo e naufragio. Ha le stesse accuse degli altri ufficiali. Doveva verificare la rotta e avrebbe riferito di problemi nel riportare le distanze su carte nautiche su scale diverse.

ROBERTO BOSIO. Comandante in seconda della nave Costa Concordia, 46 anni, di Pompeiana (Imperia). È indagato per cooperazione con Schettino in omicidio plurimo colposo. Bosio non era in plancia quando ci fu lo scontro con gli scogli (era in cabina), ma per le indagini risulta che vi si recò pochi minuti dopo e affiancò Schettino per tutte le fasi. Per i pm seppe nel giro di un quarto d’ora, come gli altri ufficiali presenti, che la nave non poteva più galleggiare ma non intervenné – pur potendo farlo – per superare i «comportamenti illogici» e l’inerzia di Schettino nelle manovre, nel dare l’allarme e nelle comunicazioni a bordo e con la terraferma.

ANDREA BONGIOVANNI. Ufficiale di coperta, 31 anni, di Pompeiana (Imperia). È indagato con Schettino per non aver fatto immediatamente rapporto alla Direzione marittima di Livorno riferendo dell’incidente. L’accusa è di false comunicazioni all’autorità marittima. Bongiovanni ebbe comunicazioni con la capitaneria di porto, ma presumibilmente su indicazioni di Schettino, disse che a bordo c’era un black out senza riferire delle gravi avarie in atto.

ROBERTO FERRARINI. Capo dell’unità di crisi della flotta di Costa Crociere spa, 49 anni, di Mantova. Con Ursprunger e Parodi è indagato per cooperazione con Schettino in omicidio plurimo colposo relativamente alla gestione della crisi scaturita dal naufragio, e della sicurezza e dell’incolumità delle persone a bordo. I tre responsabili di Costa spa sono accusati anche di non aver riscontrato le informazioni sulla nave e di non aver avvisato l’autorità marittima per organizzare tempestivamente i soccorsi. Al vaglio dei pm numerose telefonate con Schettino durante il naufragio.

MANFRED URSPRUNGER. Vicepresidente esecutivo di Costa spa e responsabile della fleet operation della compagnia; 54 anni, originario di Enns (Austria), abitante a Genova. Per lui la procura ipotizza le stesse accuse di Ferrarini.

PAOLO PARODI. Fleet superintendent della nave e componente dell’unità di crisi, 59 anni, di Genova. Anche per lui i pm avanzano le stesse accuse di Ferrarini come co-responsabile del gruppo di crisi della flotta. (Shippingonline.it)

VAC ‘E PRESS

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Sorrento, affidamento in via diretta del servizio di comunicazione per l’anno 2012 per una spesa fissa di 1.500 euro al mese.

Antonetti (Idv) “E’ assurdo, la spesa pari ad uno stipendio mensile pagato da tutti i cittadini, quando ci sono 5 dipendenti addetti alla segreteria del Sindaco ed addirittura un portavoce”.

 

Nonostante le numerose segnalazioni e richieste presentate dall’Italia dei Valori e da tutte le forze di opposizione, relative alla “pioggia” di contributi, consulenze ed incarichi esterni conferiti dal Comune di Sorrento, la situazione non appare assolutamente migliorata; ecco un altro piccolo, ma significativo, esempio di spesa pubblica a carico delle casse comunali.

Con delibera di Giunta Municipale n. 268 del 29 dicembre 2011 avente ad oggetto “Atto d’indirizzo per l’individuazione di un soggetto giuridico per l’attuazione di programmi di comunicazione”, e successiva determinazione n. 98 del primo febbraio 2012 a firma del Dirigente del I° Dipartimento (Ufficio Cultura) Antonino Giammarino, è stato testualmente affidato per “l’anno 2012, alla Ago Press…… l’incarico realizzare e attuare attività di informazione e comunicazione, finalizzate alla promozione territoriale……per una spesa mensile di € 1.500,00, per una spesa totale di € 18.000,00, Iva e tutto compreso”; l’anno scorso, lo stesso servizio veniva assegnato, sempre con affidamento diretto, allo stesso soggetto, per l’importo di poco inferiore di 15mila euro annuali, per un impegno mensile di 1.250,00 euro.

Per carità, nulla contro il soggetto affidatario e l’indiscutibile ed elevata professionalità maturata nel settore, dimostrata, tra l’altro, nella eccellente campagna elettorale già condotta per l’attuale Sindaco del Comune di Sorrento” esordisce l’avv. Giovanni Antonetti coordinatore dell’Italia dei Valori in penisola sorrentina “ma qui parliamo di denaro pubblico e di una spesa mensile, che corrisponde grosso modo ad uno stipendio di qualsiasi nostro concittadino, pagata con i soldi dei contribuenti sorrentini! E’ infatti altrettanto evidente la presenza, all’interno dell’amministrazione comunale, di un ottimo staff di comunicazione e segretariato, composto da ben 5 dipendenti oltre un esperto e competente portavoce, in aggiunta, peraltro, all’esistenza dell’Ente “Fondazione Sorrento”, che si prefigge, quale principale scopo statutario, la promozione e formazione delle espressioni della cultura e dell’arte, della valorizzare del patrimonio ambientale e storico-artistico locale, nonchè di promuovere eventi e azioni di marketing territoriale. Cos’altro ci manca?” continua l’esponente dipietrista “Era davvero necessario incaricare anche un soggetto esterno? A nostro giudizio, si sta davvero esagerando, noi sosteniamo ormai da mesi che bisogna evitare di spendere denaro pubblico in incarichi e contributi a pioggia. Continueremo ad informare i cittadini sorrentini” conclude Antonetti perché devono conoscere le modalità con le quali vengono impiegate le risorse comunali, affinchè essi stessi sappiamo giudicare, ora come in futuro, l’operato di questa amministrazione”.

PREMIO “LA CITTA’ PER IL VERDE”

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La quantità di verde pubblico a disposizione dei cittadini, la qualità e la lungimiranza della sua gestione e progettazione futura influiscono in modo diretto e sempre più percepibile sulla salute delle persone, sulla loro qualità di vita, sulla loro socialità.Oggi più che mai, le amministrazioni pubbliche e gli altri enti che operano per migliorare le condizioni ambientali del proprio territorio meritano un riconoscimento, che sia da stimolo per tutti a lavorare con rinnovato slancio, a vantaggio di tutti. Il Premio “La Città per il Verde”, da tredici anni assolve questo prezioso compito raccogliendo e valutando, con l’appoggio delle principali associazioni professionali di settore, gli interventi di realizzazione di nuovo verde (parchi, aree naturalistiche, giardini pensili, piste ciclabili), di riqualificazione e manutenzione di quello già esistente. Comuni di tutte le dimensioni, Province, Parchi regionali e Consorzi di gestione dei rifiuti hanno tempo fino al 25 maggio per presentare la propria candidatura in modo gratuito, competere per ottenere premi, segnalazioni o menzioni speciali al concorso, ed entrare così in una rete virtuosa di visibilità che porterà le loro esperienze in giro per l’Italia attraverso una mostra itinerante, pubblicazioni su ACER, la rivista tecnico-scientifica dedicata ai professionisti del verde edita dalla casa editrice Il Verde Editoriale, e sulla stampa nazionale.La cerimonia di premiazione ufficiale, come da tradizione, si terrà nell’ambito del Salone internazionale del florovivaismo e giardinaggio Flormart, alla Fiera di Padova dal 13 al 15 settembre 2012. Il Premio “La Città per il Verde” ha come partner istituzionali PadovaFiere e Touring Club Italiano, e ha il patrocinio del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, Anci (Associazione nazionale comuni italiani), Upi (Unione delle Province d’Italia) e Legautonomie Locali. Il bando completo è disponibile online: www.ilverdeeditoriale.com   Coordinamento e segreteria organizzativa Premio “La Città per il Verde” Tel. 02 89659764 Fax 02 89659765 Il Verde Editoriale, Viale Monza 27/29, 20125 Milano.

C’è un’altra Italia dove amministratori pubblici disegnano e colorano le loro Città col VERDE per renderle più accoglienti. Noi che abbiamo fatto dell’ospitalità una ragione di vita, pensiamo di distruggere i nostri storici giardini con i box interrati. Credo che solo i moti dell’anima possano intervenire ed indicare ai nostri Amministratori la strada da seguire. “Convertitevi” e non perdiamoci di vista. Gaetano Maresca

IDV: GLI ONOREVOLI DI NARDO E PALAGIANO SU AMBIENTE E AMIANTO

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Decreto Legge ambiente. Testo confuso, resta un’occasione persa.

Pur avendo introdotto alcune novità positive, il decreto ambiente approvato al Senato resta soprattutto un’occasione persa. Il testo finale appare confuso, appesantito dalle disposizioni più disparate e da norme spesso ambigue. Non vi sono purtroppo le condizioni, per ragioni di contenuto e di metodo, per esprimere voto favorevole”. Lo ha detto il senatore Nello Di Nardo, capogruppo IdV in commissione Ambiente, annunciando in Aula il voto contrario dell’Italia dei Valori al disegno di legge di conversione del decreto-legge recante misure straordinarie e urgenti in materia ambientale. “La eterogeneità del decreto, che arriva alla firma del Presidente della Repubblica stravolto rispetto al testo originario, lascia temere che la Camera sarà costretta a rimettere mano al provvedimento”, ha aggiunto. “Tra svariati emendamenti, infatti, il rischio è che vengano approvate norme che di semplificatorio hanno ben poco, recando più danni di quanto si possa pensare. Quanto alle due tematiche ambientali di ampio respiro – la previsione di finanziamenti adeguati dopo anni di reiterati tagli di bilancio e l’introduzione nel codice ambientale di uno specifico titolo sui delitti ambientali – dobbiamo prendere atto che queste restano nel cassetto, con scarse possibilità di venire affrontate nella parte residuale di questa legislatura. Perciò” ha concluso Di Nardo “nonostante alcune singole innovazioni introdotte, resta soprattutto il rammarico per l’occasione sprecata”.

MILLEPROROGHE/PALAGIANO (IDV): “BONIFICARE DEFINITIVAMENTE IL PAESE DALL’AMIANTO”

Dopo l’esemplare sentenza che il 13 febbraio scorso ha condannato a 16 anni di carcere i responsabili dell’Eternit di Casal Monferrato è tornato prepotentemente all’attenzione dell’opinione pubblica il dramma legato all’amianto e alla sua presenza sul nostro territorio, che continua, purtroppo, a mietere vittime. “Siamo perciò soddisfatti dell’approvazione di un nostro ordine del giorno al decreto milleproroghe che impegna il Governo a mettere in campo azioni concrete per bonificare definitivamente il nostro Paese dall’amianto”. Lo dichiara il Responsabile nazionale sanità dell’Italia dei Valori, Antonio Palagiano.

Sono oltre 10 mila i casi di tumore dell’apparato respiratorio strettamente legati all’inalazione di fibre di amianto, con un esposizione che circa il 70% delle volte è avvenuta sul lavoro. Ma l’amianto è presente ancora in edifici pubblici, abitazioni private, scuole e uffici del nostro Paese e ricordiamo che una fibra di amianto è 1300 volte più sottile di un capello. Non esiste una soglia di rischio al di sotto della quale la concentrazione di fibre di amianto nell’aria non sia pericolosa: teoricamente l’inalazione anche di una sola fibra può causare il mesotelioma ed altre patologie mortali. Per smaltire la fibra incriminata in maniera concreta ed efficace” prosegue Palagiano “e per evitare che l’amianto venga abbandonato illegalmente nell’ambiente, sarà necessaria la collaborazione delle istituzioni a tutti i livelli: ad oggi, infatti, solo 13 Regioni hanno approvato un Piano Regionale Amianto”.

In Italia ci sono ancora 32 milioni di tonnellate di cemento amianto, ma mancano impianti di smaltimento e discariche adeguate. Con l’approvazione del nostro ODG il Governo si è impegnato ad effettuare un censimento su tutto il territorio nazionale per la bonifica e lo smaltimento dei materiali contaminati e” conclude il deputato IDV “allo stanziamento di adeguati finanziamenti per le opere di risanamento di edifici pubblici e privati in cui è ancora presente questo materiale pericoloso e nocivo per la salute dei cittadini”.

 

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