“Ci sono tantissimi interrogativi. Per questo chiediamo alla Magistratura delle risposte. La prassi dell’inchino mi sembra talmente pericolosa che vorrei comprendere bene se la Compagnia ne fosse a conoscenza, se era autorizzata e perchè non si è evitato che si ripetesse una cosa di questo genere. Ecco perchè dico che i punti interrogativi sono tanti. Le responsabilità probabilmente dovrebbero essere allargate”. Così parla l’Avvocato Giulia Bongiorno nel prendere l’iniziativa di un azione penale fatta da una pluralità di soggetti tesa ad accertare se la Concordia era una nave costruita a regola d’arte, se alla partenza da Civitavecchia tutti i meccanismi di sicurezza erano in perfette condizioni, se c’era un equipaggio preparato ed adeguato. Molti rapporti parlano di inesistenza dei soccorsi a bordo. Perchè la manovra dell’inchino è tollerata? Chi avrebbe dovuto evitare che questa prassi si ripetesse? Ci sono degli obblighi di garanzia da parte dell’Armatore? Tutti abbiamo visto dalle riprese degli stessi passeggeri che erano frastornati e increduli, addirittura invitati a ritornare in cabina perchè la situazione era sotto controllo. La strumentazione di bordo non era forse in grado di suggerire al Comandante il reale profilo della costa? Il black out ha inficiato sulle apparecchiature di sicurezza? Sicuramente ha impedito l’apertura delle porte delle cabine. Probabilmente anche sulla efficienza delle pompe di sentina e sulla chiusura delle porte stagne. Se è così, si evince l’estrema vulnerabilità della Costa Concordia. Alla Procura di Grosseto comincia la passerella dei testimoni. Ciro Ambrosio, primo ufficiale è stato ascoltato dal Sostituto Stefano Pizza assistito dal capitano di Vascello Gregorio De Falco. Non capisco perchè il Procuratore abbia scelto De Falco come consulente. Non può assicurare terzietà essendo persona coinvolta negli eventi. Dal brogliaccio della Capitaneria sappiamo che alle ore ventidue del 13 gennaio IL TRAFFICO ERA REGOLARE mentre si compiva la tragedia. Ore 22:12 “da verifica AIS individuiamo la M/N Costa Concordia in prossimità dell’isola del Giglio. Erano passati trenta minuti dall’evento. La Capitaneria veniva informata dai Carabinieri di Prato. E’ normale che l’AIS in Capitaneria fosse spento? L’Ammiraglio Marco Brusco Comandante generale delle Capitanerie, sentito in audizione al Senato, afferma: “Se Schettino non avesse perso tempo prezioso si sarebbero salvati tutti”. Come dire: Se mia nonna avesse le ruote sarebbe una carriola. Ho l’impressione che queste indagini siano partite male e le si voglia indirizzare in un’unica direzione. Giulia Bongiorno comincia a chiedere chiarezza. E fa bene. Noi intanto non perdiamoci di vista. Gaetano Maresca

Franco
gen 29, 2012 @ 14:54:46
Mi sembra alquanto evidente che la signora Bongiorno, nota avvocato di grido, non abbia le idee chiare, e questo per un legale è grave. Come si fa a dire: la manovra dell’inchino mi sembra pericolosa e allora perché si fa? Cara signora, siamo al limite del ridicolo. Chi si occupa di un fatto avvenuto a mare deve avere necessariamente un minimo di conoscenza di quel che si va a trattare. Voglio capire lo starnazzare dell’ignara Pivetti, onnipresente laddove si parli della Concordia (a proposito, LA Concordia, e non – come ho letto in più blog e siti – IL Concordia, a meno di definirlo per bene IL TRANSATLANTICO Concordia – l’hanno chiamata persino traghetto e motonave!), posso persino capire l’infame gioco di risonanza mediatica dell’oca giuliva che ha scritto a tempo di record un libercolo sul naufragio della sfortunata principessa – lamentandosi nelle prime righe della perdita di ben cinque bagagli colmi di rari e preziosi abiti vintage – ma non un’affermazione di chi pare proprio cadere dal pero, e non si prende nemmeno la briga di leggere quanto affermato dalle associazioni dei Capitani di lungo corso e simili.
La manovra dell’inchino – distorsione profana dell’antico saluto religioso di millenaria tradizione, di cui le nostre coste peninsulari sono preziose custodi – se eseguita secondo le regole già esistenti (grazie Gaetano per la precisazione presente in un tuo scorso post) non presenta alcun pericolo. I rischi esistono laddove ci si voglia spingere troppo sotto costa senza avere contezza di quel che può celare un fondale, per quanto conosciuto esso sia. Qui entra in gioco la responsabilità di Compagnia, Capitaneria e personale di bordo: è chiaro che, per interessi di ritorno d’immagine, una Compagnia di navigazione incoraggi i passaggi il più possibile vicini a luoghi d’interesse paesaggistico o turistico (si veda anche quanto accaduto alla MSC Poesia, incagliata alle Bahamas nei pressi della barriera corallina: fortunatamente crociera conclusa senza danni per le persone a bordo. L’incidente è accaduto tre giorni prima del naufragio della Concordia, e non solo se ne è occupata solo la cronaca locale, ma nessuno ha mosso i mari e i monti sulla manovra dell’inchino sol perché non c’è scappato il morto, il che la dice lunga, davvero lunga, sul tamtam mediatico accorso più che intorno alla Concordia, intorno al Com.te Schettino stesso); che la Capitaneria di Porto chiuda un occhio – e forse un radar – su queste usanze che talvolta, per amor di scenografia, possono presentare dei rischi; mi permetto a questo punto di evidenziare che se al cambio turno in Capitaneria il traffico marittimo risulta regolare alle ore 22, esso risultava regolare anche almeno a fine guardia precedente, laddove si sarebbe potuta tranquillamente vedere la Concordia, ben prima dello schianto, andare su una rotta diversa da quella programmata e geometricamente perlomeno insolita (si veda il filmato AIS reperibile sui principali canali web), ed agire; e che gli ufficiali, comandante in primis, rispettino questa “legge non scritta” per non inimicarsi la Società di navigazione.
Sulla perdita di tempo tra l’impatto e la richiesta di soccorso, il brogliaccio della Capitaneria è chiarissimo: ossequiate le condizioni di galleggiabilità, si è portata la nave ancor più sottocosta per facilitare i soccorsi (ore 22.45); tre minuti dopo si valuta l’abbandono nave con propri mezzi (ore 22.48; operazioni di evacuazione iniziate prima delle 22.58). In più, già alle 22.14 i passeggeri avevano indossato i giubbotti di salvataggio. Da premettere che il tempo intercorso è stato impiegato per contattare sia l’Unità di Crisi di Costa Crociere, sia i vari Compamare per l’invio di rimorchiatori (che avrebbero non solo facilitato i soccorsi, ma anche evitato parecchio del panico scaturito dopo) che arriveranno solo dopo le 23.30. Dopo tutto questo si ha ancora il coraggio di definirlo tempo perso?
Bene dunque il desiderio di chiarezza espresso dall’avv.to Bongiorno, tenuto ben presente l’antico e sempre valido detto: chi va per mare naviga, chi sta a terra giudica.
Franco
feb 01, 2012 @ 17:53:32
Come volevasi dimostrare, tanto tuonò che piovve:
http://www.ilgiornale.it/interni/ecco_video_concordia_dimostra_che_manovra_e_stata_vero_salvataggio/22-01-2012/articolo-id=568180-page=0-comments=1
Finalmente ci siamo arrivati! Forse mi punge umana vanità, ma questo articolo ricalca quanto espresso più volte in questo blog, il che non può che farmi piacere. Altro che correnti e menate varie…
Colgo l’occasione per fare un plauso a Carlo Sassi, ospite in una nota trasmissione TV: al suo posto avrei usato il bastone come arma contundente! Una calma invidiabile in una melma mediatica dalla rotta fin troppo precisa e scoperta, vero disastro ambientale di questa vicenda.