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LA LEGGENDA DEL GIGLIO

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Quel masso di granito sprofondato in fondo al mare aveva una gran voglia di vedere il sole. Gliene avevano parlato le sirene che popolavano queste acque e che facevano la spola fra le terre emerse e le sommerse.

Si diceva che le sirene, prima di vedere il sole, fossero soltanto pesci. Dei magnifici pesci, ma nulla di più; e mute. Fu la luce del sole, si diceva, a trasformare la parte di esse che emergeva dalle acque in quelle creature meravigliose che si conoscevano. E fu il grande desiderio di rendere grazie al sole che donò loro quella voce soave che incantava chiunque la udisse.

Il loro racconto sulle terre emerse era talmente appassionato ed incantevole che quel masso di granito fu investito da un amore struggente per la luce. Così struggente che si liquefece. Si sentì leggero leggero e, come per incanto, cominciò a salire sempre più in alto, finchè un bagliore lo costrinse a chiudere gli occhi. Una folata di vento lo fece rabbrividire. Ma fu un brivido di piacere. Conobbe la brezza, così tiepida e dolce e così diversa dalle fredde correnti del fondo marino! Quando riaprì gli occhi restò impietrito a tanta bellezza e, per un attimo, fu colto dal terrore di risprofondare nel buio degli abissi. Allora allungò un braccio e si aggrappò alla vecchia terra emersa della quale, all’ improvviso, si sentì figlio e, così ancorato, seppe resistere alle forze che lo spingevano verso il profondo. Ma il mare si vendicò. Lo moncò del braccio e lo lasciò solo, isolato, a contemplare da lontano quella madre con la quale aveva avuto così poco contatto.

Non contento della sua vendetta, il mare partorì la bruma perché impedisse a quel masso ribelle di vedere altre terre. Ma il sole che tutto vede e che comprese la sua angoscia dissolse quella bruma e gli ridonò la gioia di guardarsi liberamente intorno. Da allora, quel piccolo masso di granito discioltosi nel profondo ed impietritosi al di sopra delle acque non ha più perso di vista la terraferma e non più temuto la bruma, perché il sole veglia su di lui e non c’è giorno che non gli porga il suo saluto.

Poi la madre pregò il vento di portargli i semi della vita. Il vento accolse quella supplica e l’Isola cominciò ad avere i suoi primi germogli fino a ricoprirsi di un manto verde e, col verde, di ogni altra forma di vita.

Ora l’ Isola era felice. Le sirene univano il loro canto al coro degli uccelli, sulle note che i gabbiani disegnavano nell’aria con volo leggero. Alessandro Frei – Leggere le rocce.

I VESPRI SICILIANI

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C’è una protesta che sta passando sotto silenzio. Una protesta di cui i media cominciano a parlarne con uno/due giorni di ritardo. Adesso gli occhi sono tutti puntati sulla Costa Concordia, la nave che è naufragata a pochi metri dall’isola del Giglio. Quasi nessun giornale, invece, ha riportato per tempo la protesta che da lunedì mattina sta dilagando in Sicilia.

La prima domanda che sorge spontanea, in un paese come l’Italia, potrebbe essere: “Chi sono? Cosa vogliono? ” questione che si trascinerebbe un altro luogo comune, del tipo: “Chi li manda? Chi li paga?”. Sono autotrasportatori, produttori agricoli e pescatori.

Su che cosa vogliono, sembrano avere le idee chiare: gli organizzatori della protesta minacciano di non far partire i Tir che dalla Sicilia, trasportano la benzina allo stivale. “Non c’è spazio di discussione per risolvere i problemi della gente” – scrivono – Lombardo presidente della Regione Siciliana si dichiara incapace d’intervenire, mentre l’economia dell’isola è ferma e le aziende e le famiglie sono al fallimento”. “La rivolta dei siciliani è necessaria ed urgente come si è fatto contro i francesi con il vespro. Il Movimento dei forconi chiama a raccolta tutti i siciliani per liberare la Sicilia dalla schiavitù di questa classe politica”.

La protesta coinvolge, per l’appunto, tutti i lavoratori che fanno parte del “Movimento dei Forconi” e del movimento “Forza d’urto”. Il motivo scatenante è stato l’aumento del prezzo della benzina.

Si è cominciato con un gruppo di manifestanti che hanno occupato i binari della ferrovia Palermo-Messina. Trenitalia per correre ai ripari, ha istituito un servizio di bus sostitutivo. Bene o male però, tutta l’isola è coinvolta: sono stati istituiti presìdi nei principali punti di “aggregazione” dei tir: porti, snodi e arterie stradali.

Disagi si registrano in tutte le province; i distributori di carburante sono ormai a secco, e anche le ultime pompe di benzina che fino a ieri venivano prese d’assalto da decine di automobilisti, oggi esibiscono i cartelli con la scritta “esaurito”. Stessa sorte per i supermercati, dove sui banconi cominciano a scarseggiare i prodotti alimentari. Ieri mattina al coro di protesta degli autotrasportatori si è aggiunta la voce dei pescatori, che hanno organizzato un presidio di fronte all’ingresso principale del porto di Palermo. Altri presidi, con blocchi stradali, sono stati messi in atto all’ingresso di Palermo, Catania, Messina, nel Nisseno e nell’Agrigentino. Oggi a Palazzo d’Orleans è in programma un incontro tra il governatore siciliano Raffaele Lombardo, i prefetti delle nove province e i leader della protesta. Lo sciopero continuerà fino a mezzanotte di venerdì. (Matteo Marini – IL DEMOCRATICO e TM NEWS)

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