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MA QUANTO CI COSTA

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Alla C.A. Egr.

On. Corrado Passera

Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti

Oggetto: Richiesta di rapida emanazione decreto interministeriale sulla navigazione nelle aree a rischio.

On. Ministro, la tragedia della nave da crociera Costa Concordia ha messo in evidenza una grave mancanza di regole per la navigazione. Ancor più preoccupante è che, dopo le severe misure promesse, a distanza di una settimana non siano state nemmeno proposte norme atte a prevenire disastri come quello del Giglio, e si comincino a ventilare “accordi volontari” con gli armatori.

Le misure che le chiediamo oggi, Onorevole ministro, le attendiamo da oltre dieci anni. Le attendiamo da quando venne adottata la legge 51 del 2001 (art. 5, comma 2). E le chiediamo in particolare per l’area di mare che circonda il Giglio, il Santuario dei cetacei, creato sempre nel 2001 dopo l’adozione, del nostro paese, dell’atto di ratifica dell’Accordo con Francia e Monaco. Da anni Greenpeace denuncia che, nonostante si tratti di un’area protetta, nel Santuario non ci sono misure per regolamentare le attività più pericolose, a partire dal traffico marittimo di sostanze pericolose e di grosse navi passeggeri. Il naufragio della Costa Concordia non può essere una sorpresa: nel Santuario circolano ogni giorno (in estate) oltre duecento imbarcazioni tra navi passeggeri, petroliere e cargo. Quello della Costa non è certo il primo incidente navale: a metà dicembre 2011, poche decine di miglia più a nord, il traghetto della Grimaldi Lines “Eurocargo Venezia” ha perso in mare durante una tempesta circa 40 tonnellate di sostanze tossiche.

La invitiamo quindi a emanare al più presto, di concerto con il Ministero dell’Ambiente, un decreto interministeriale che finalmente regoli il traffico marittimo nelle zone a rischio ambientale, come il Santuario, e vieti gli avvicinamenti pericolosi alle coste. Queste misure dovrebbero comprendere anche una canalizzazione del traffico e la limitazione della velocità nelle aree sensibili, un’anagrafe degli idrocarburi scaricati nei terminali petroliferi, almeno in quelli presenti nel Santuario dei cetacei, e un preciso controllo, ad esempio utilizzando la tecnologia A.I.S. (Automatic Identification System), del traffico navale di imbarcazioni con carichi pericolosi e grandi navi da crociera.

Siamo sicuri che anche Lei è del parere che non possiamo attendere il prossimo incidente e che è necessario adottare con urgenza misure che prevenendo tragedie come quella del Giglio, garantiscano la tutela della salute dei Cittadini, del mare e delle economie che da esso dipendono.

In attesa di un Suo gentile riscontro, le indichiamo sin da ora la nostra completa disponibilità a collaborare su questi temi. Cordiali saluti. Giuseppe Onufro. – Direttore esecutivo di Greenpeace Italia

Analogamente, mi permetto aggiungere che tale provvedimento di tutela debba riguardare anche la Costa Sorrentina e Amalfitana, dove la pratica dell’inchino, che riguarda TUTTE le Compagnie di  navigazione,  è diffusa da tempo immemore. Faccio appello agli Onorevoli del collegio di farsi promotori di un’iniziativa parlamentare che tuteli seriamente la Riserva Marina di Punta Campanella. Non perdiamoci di vista. Gaetano Maresca

IL MIO MEDICO SCIOPERA

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Giovedì 9 Febbraio e Venerdì 10 Febbraio 2012 scioperano i medici di famiglia. Il Governo congela senza motivo i risparmi privati accantonati dall’ Ente che eroga le pensioni dei Medici. Gli studi saranno chiusi per tutto il giorno e saranno garantite le visite domiciliari urgenti, le visite già programmate ai pazienti anziani e ai pazienti affetti da gravi patologie.

La Fimmg – si legge in una nota – con questi primi giorni di sciopero apre una lunga stagione di lotta sindacale, che si protrarrà nei prossimi mesi”. “Ci sentiamo costretti ad avviare queste azioni di lotta sindacale in quanto il Governo, in sede di approvazione della manovra, non solo ha detto no alle nostre richieste, ma non ci ha dato nessuna garanzia di ascolto, abbiamo solo chiesto di poter utilizzare i nostri risparmi previdenziali per affrontare eventuali necessità così come il buon padre di famiglia fa con i risparmi che ha messo da parte”, ha spiegato il segretario nazionale della Fimmg, Giacomo Milillo, per illustrare le ragioni della protesta, sottolineando che i medici hanno già sopportato diversi sacrifici: ’’Quando i medici tanti anni fa hanno deciso di accettare la privatizzazione del proprio ente di previdenza, l’Enpam, in cambio della gestione autonoma hanno rinunciato all’ombrello protettivo dello Stato. Il nostro meccanismo previdenziale è virtuoso e non pesa sulla collettività, garantisce inoltre equità e solidarietà ai propri iscritti e alle loro famiglie in caso di bisogno senza gravare in nessun modo sull’Erario’’. La parte della manovra di cui si chiede la modifica non comporta benefici nè per i Cittadini nè per il bilancio dello Stato e penalizza i Medici, discriminandoli dagli altri Cittadini, impedendo loro di continuare a costruirsi una pensione serena a proprie spese. I Medici contribuiscono a pagare le pensioni INPS con le tasse che versano individualmente e collettivamente attraverso la tassazione de patrimonio del proprio Ente previdenziale, che essendo privato non costa niente allo Stato, ma anzi lo sostiene investendolo anche in titoli del debito pubblico. A rischio l’alleanza fra generazioni di medici per una buona previdenza di tutti: sempre meno giovani medici sceglieranno di fare il lavoro di Medico di famiglia.

Il mio Medico è anche Assessore alle Finanze del Comune. Nei giorni dello sciopero si dedicherà ad applicare nuove tasse a noi comuni mortali? Spero di no. Non  perdiamoci di vista. Gaetano Maresca

LETTERA APERTA AI SINDACI DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO

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Discariche abusive e discariche di Stato. Crescita della incidenza di tumori nella popolazione. Dissesto idrogeologico. Abusivismo edilizio. Lento e apparentemente inarrestabile declino delle attività agricole.

Non è questo il Parco nazionale del Vesuvio che immaginavamo. L’ente Parco, a quindici anni dalla sua istituzione, langue in una condizione di impotenza e di “solitudine istituzionale”, privo di mezzi, con un organico insufficiente e, soprattutto, senza un progetto condiviso che faccia intravedere una prospettiva che gli consenta di realizzare i suoi fini istituzionali.

La nascita del Parco aveva suscitato in noi molte aspettative positive. Il “nuovo modello di sviluppo”, ragione fondante la nascita stessa del Parco nazionale, doveva basarsi sulla tutela e conservazione dell’ambiente, la valorizzazione turistica del patrimonio paesaggistico e naturalistico e del patrimonio culturale e storico – artistico, l’implementazione di tutte le forme di turismo compatibili, il rilancio della agricoltura vesuviana e la valorizzazione dei suoi prodotti tipici, anche in una ottica di sviluppo del turismo rurale. Ma questo modello non è decollato.

Tra le cause di questo fallimento, ne segnaliamo una, che a noi sembra della massima importanza. L’ente Parco, in questi anni, non è stato riconosciuto dagli enti locali e dalle amministrazioni che si sono avvicendate, come il luogo istituzionale, come la “casa comune”, in cui progettare, pianificare e programmare lo sviluppo e la tutela dei rispettivi territori in una visione unitaria. I campanilismi o la strenua difesa del proprio orticello elettorale, mal si conciliano con la necessità di affrontare e risolvere problemi che potrebbero essere più efficacemente affrontati e risolti se posti su una scala territoriale più ampia.

Emblematica è la scarsa considerazione in cui è tenuta “la Comunità del Parco”, un organo di fondamentale importanza nella vita dell’ente, di cui fanno parte i sindaci di tutti i comuni del Parco, che elabora e approva, con il parere vincolante del Consiglio direttivo, il piano pluriennale economico e sociale e che nomina 5 membri su 12 nel Consiglio direttivo. Da diversi anni a questa parte, a tutt’oggi, la Comunità del Parco non ha ancora nominato i 5 membri del Consiglio di sua competenza. D’altra parte, lo stesso Ente Parco avrebbe dovuto qualificarsi in questi anni come un “serbatoio di pensiero” al servizio di una missione comune. Per far questo avrebbe dovuto dotarsi di professionalità di altissimo profilo in molti campi del sapere scientifico ed economico, così da potersi proporre come interlocutore autorevole rispetto agli enti locali.

Il Parco quindi è stato vissuto dai comuni come una fonte di finanziamento occasionale, dispensatrice di finanziamenti pubblici ed europei, che sono stati, di volta in volta, “democraticamente” ripartiti tra gli enti locali tenendo conto delle rispettive “grandezze” e non utilizzati secondo logiche e progettualità che facessero prevalere un disegno strategico sugli interessi particolari. Neppure si è lavorato per la creazione di una ”governance diffusa” attraverso la istituzione delle consulte, pure previste dallo statuto dell’ente Parco, ma mai attivate, che avrebbero dato concretezza al principio della partecipazione dei cittadini alla formazione delle decisioni amministrative, e consentito all’ente un confronto costante e costruttivo con le associazioni e con le categorie produttive per meglio assolvere alle sue funzioni e compiti istituzionali, permettendogli anche di conseguire l’obiettivo politico, non secondario, di “avvicinare” alla istituzione cittadini e forze sociali, alimentando un processo di progressivo riconoscimento e attribuzione di valore al ruolo e alle funzioni dell’ente.

Un’ultima considerazione. A quanti in questi giorni individuano, a nostro avviso impropriamente, nella mancata approvazione del PSO (Piano Strategico Operativo) da parte della Regione Campania, la cui finalità è essenzialmente quella di ridurre la densità demografica nei comuni vesuviani attraverso la riconversione delle unità abitative ad usi produttivi, nonché quella di individuare e potenziare le “vie di fuga” in caso di eruzione vulcanica, la causa principale della “ingessatura” del territorio e del suo mancato sviluppo, vogliamo ricordare che Il 19 gennaio 2010, dopo anni di gestazione, il Consiglio regionale della Campania ha approvato il Piano urbanistico del Parco, che è strumento urbanistico sovraordinato a cui i Piani regolatori dei comuni devono conformarsi. Tuttavia, il Consiglio direttivo del Parco, con grave ritardo e inspiegabilmente, non ha ancora approvato il regolamento attuativo, senza il quale il Piano resterà lettera morta. Eppure l’applicazione del piano consentirebbe un superamento positivo di molte rigidità e irrazionalità della normativa tutoria vigente e non vi è dubbio che esso rappresenti uno strumento fondamentale per orientare lo sviluppo sostenibile del territorio. Movimento Cittadini per il Parco.

CHI SONO I CITTADINI PER IL PARCO

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Cittadini per il Parco è un movimento civico costituito da associazioni, imprenditori, professionisti, privati cittadini, che ha per obiettivo la piena e compiuta realizzazione delle finalità istituzionali dell’ente Parco nazionale del Vesuvio , dalla conservazione dell’ambiente naturale e delle specie vegetali e animali in esso presenti alla promozione di uno sviluppo economico e sociale compatibile con le esigenza di tutela dell’area protetta e rispettoso della legalità.

Per raggiungere i suoi obiettivi il Movimento ritiene che, considerate le pesanti riduzioni di uomini e mezzi cui sono stati soggetti i Parchi in questi ultimi anni ed in particolare le aeree protette del mezzogiorno; le contraddizioni e le incertezze sul progetto di conservazione e valorizzazione dei Parchi nazionali (l’apertura di una discarica in un Parco ne è la riprova); la involuzione e l’arretramento della capacità di governo dell’ente Parco Nazionale del Vesuvio, in parte riconducibili all’assenza ovvero alla incompletezza degli stessi organi di governo dell’ente (direttore, consiglio direttivo); sia necessario agire sia sul piano della mobilitazione sociale, per determinare un risveglio di attenzione e interesse nella cittadinanza e nei diversi soggetti sociali per le ragioni fondanti l’esistenza stessa del Parco Vesuvio, sia, contestualmente, su quello della sensibilizzazione degli organismi politici e istituzionali competenti, dal Ministero dell’Ambiente allo stesso ente Parco, con particolare riferimento alle amministrazioni comunali facenti parte della Comunità del Parco, perché rinnovino il loro impegno, con convinzione e lungimiranza, a favore di un potenziamento e una riorganizzazione dell’ente, in modo da renderlo capace di svolgere con efficacia una funzione di coordinamento, di fund raising e di progettazione, sia delle politiche di tutela che di quelle di sviluppo nell’area Parco.

Dobbiamo amaramente constatare che il rapporto tra gli enti locali e l’ente Parco negli ultimi anni è degenerato in un mero rapporto di redistribuzione di occasionali fonti di finanziamento.

Noi riteniamo invece che l’ente Parco debba essere considerato e riorganizzato come il luogo istituzionale in cui si programma e si pianifica lo sviluppo socio–economico di tutti i comuni del Parco, indipendentemente dal colore politico delle singole amministrazioni, come il luogo istituzionale in cui si fa fronte comune per la difesa e la tutela del territorio, coordinando le risorse umane disponibili (corpo forestale, CTA, polizie locali) e le strategie. Un luogo di confronto, messa in comune di risorse e competenze, e di progettazione. Il Parco, pertanto, deve essere dotato di tutte le competenze e risorse umane necessarie per svolgere le sue funzioni.

Parallelamente “cittadini per il Parco” ritiene indispensabile l’attivazione delle consulte, come già previsto dallo statuto dell’ente, per dare piena attuazione al principio democratico e giuridico della partecipazione popolare ai processi decisionali e per consentire ai cittadini e alle loro associazioni, come pure agli operatori economici, di interagire positivamente e costruttivamente con l’ente Parco per un miglior governo del territorio, attraverso un confronto, non sporadico e non occasionale, su tutte le tematiche di interesse pubblico rilevante.

Per garantire tutela e sviluppo dell’area Parco, il Movimento ritiene inoltre di dover favorire una riflessione strategica tra cittadinanza attiva, intellettuali e decisori politici, sulla necessità di allargare il campo delle politiche di intervento alle aree limitrofe e contigue al Parco e quindi alla fascia costiera e alla fascia “pedemontana” a nord del vulcano.

La incessante pressione antropica che storicamente da valle muove verso monte, va infatti regolata a valle, con interventi di decongestionamento dei centri storici, de-localizzando e incanalando le nuove attività produttive in aree esterne al PNV, creando, viceversa, collegamenti virtuosi tra il patrimonio culturale e artistico di cui sono ricchi i centri storici e il patrimonio naturalistico e agricolo dell’area Parco al fine di una reciproca valorizzazione.

Al fine di perseguire i suoi obiettivi il Movimento organizza e promuove incontri, dibattiti, manifestazioni pubbliche, campagne di opinione, iniziative di animazione territoriale e sociale e promuove incontri con tutti gli enti e le istituzioni competenti e i loro rappresentanti.

Il nostro impegno, che immaginiamo non di breve durata, sarà quello di coltivare la speranza di un cambiamento. Se saremo buoni agricoltori raccoglieremo frutti. Quello che non faremo è assistere passivamente al declino della nostra terra. La rassegnazione non ci appartiene. Franco Matrone

SALVATE QUEL PARCO

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Il Movimento vesuviano “Cittadini per il Parco” chiede ai Sindaci i cui Comuni hanno, in tutto o in parte, il loro territorio all’interno dei confini del Parco nazionale del Vesuvio, di assumersi le loro responsabilità, in quanto membri della “Comunità del Parco”, e di non far cadere la prospettiva di sviluppo agricolo, turistico, del terziario, che è intimamente connessa al progetto di tutela e salvaguardia che il Parco rappresenta.

Tutela e sviluppo sostenibile sono gli obiettivi istituzionali dell’ente Parco, ma non potranno mai essere perseguiti senza una fattiva collaborazione e una stretta cooperazione tra gli enti locali e tra di essi e l’ente Parco. Queste ed altre riflessioni sono contenute nella “lettera aperta ai Sindaci del Parco nazionale del Vesuvio” che sarà affissa, in forma di manifesto, a partire da venerdì 27 gennaio, nei 13 comuni del Parco, e ulteriormente diffusa a mezzo stampa e su internet. Franco Matrone

PIANO RIFIUTI: RINVIO A GIUGNO

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Il commissario Ue all’Ambiente, Janez Potocnik, ha dato altri cinque mesi di tempo all’Italia per dimostrare concretamente che il nuovo piano di gestione dei rifiuti in Campania funziona. Se di qui a giugno il calendario di attuazione delle diverse misure del piano (cronoprogramma) verrà attuato puntualmente, Bruxelles rinuncerà a portare avanti la procedura d’infrazione che sta preparando contro l’Italia per non esecuzione della sentenza della Corte europea di Giustizia del 4 marzo 2010. E’ il risultato dell’incontro del commissario, questo pomeriggio a Bruxelles, con il ministro dell’Ambiente Corrado Clini e con la triade delle massime autorità locali (il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, il presidente della Provincia Luigi Cesaro e il governatore della Campania Stefano Caldoro). De Magistris, Caldoro e Cesaro hanno espresso tutta la loro soddisfazione. Nel frattempo, ha precisato Potocnik in una conferenza stampa insieme a Clini al termine dell’incontro, la Commissione comincerà a sbloccare una parte dei fondi Ue di coesione per lo sviluppo regionale che erano stati congelati, proprio in attesa del nuovo piano. Bruxelles, tuttavia, ha puntualizzato il commissario manterrà un controllo stretto sull’uso di questi finanziamenti, che dovrà essere coerente con le priorità stabilite dalla ‘gerarchia’ fra i modi di gestione dei rifiuti stabilita dalle norme comunitarie (prima prevenzione, poi riuso, quindi riciclaggio nelle varie forme, compreso il compostaggio, poi incenerimento con recupero di energia e infine, come ultima soluzione quando è davvero inevitabile, messa in discarica). Che non si tratti affatto di un semplice rinvio, o di assegno in bianco all’Italia, Potocnik lo ha chiarito subio: “L’Italia – ha detto – non ha ancora applicato la sentenza della Corte Ue”, che aveva condannato le autorità competenti per la gestione fallimentare di rifiuti che aveva messo in pericolo la salute umana e l’ambiente a Napoli e in Campania. “La situazione – ha aggiunto Potocnik – non è ancora stabile, e noi stiamo continuando a preparare il nuovo ricorso”, che comporterebbe la richiesta di cospicue multe giornaliere da pagare per tutta la durata della violazione del diritto comunitario, fin dalla prima sentenza. Il commissario, tuttavia, ha definito il nuovo piano inviato a Bruxelles il 16 gennaio come “un passo avanti importante”, e si è detto anche “incoraggiato” dal fatto dall’impegno dimostrato con la loro presenza oggi a Bruxelles di tutte le autorità competenti, nazionali e locali. Franco Matrone

L’APPELLO DI PADRE ZANOTELLI

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Alle reti, comitati, gruppi impegnati sui rifiuti in Campania

Carissimi/e,

è con amarezza che vi scrivo, dopo l’approvazione del piano regionale dei rifiuti. Piano criminale! Criminale perché impone a una terra già martoriata, altri 3 inceneritori, oltre quello di Giugliano per le “balle” e il gassificatore di Caserta. Cosa ne sarà di questa Campania già “infelix” per i rifiuti tossici, se aggiungeremo tutto quello che prevede la legge regionale? Dovremo scappare tutti?

Per questo credo che insieme, coralmente, possiamo contrastare quanto ci viene imposto. Perché non ci ritroviamo tutti insieme in una pubblica assemblea per decidere cosa fare, come reagire a tutto questo? Si tratta di vita e di morte per questa terra straziata e violentata. Insieme ce la possiamo fare. Vi aspetto il 26 gennaio alle ore 19,30 nella sede di Mani Tese (presso la stazione Museo della linea 1 del metrò). Alex Zanotelli

LA BELLA ADDORMENTATA

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Il Comune di Castellammare di Stabia aggiunge oggi, con la sottoscrizione dell’accordo di programma con la Regione Campania, il tassello necessario alla realizzazione del programma «Piu Europa». Quello firmato a Palazzo Santa Lucia, alla presenza del presidente Stefano Caldoro e dell’assessore all’Urbanistica Marcello Taglialatela, è infatti un provvedimento che vedrà Castellammare provvedere ad autonoma e diretta attività di espletamento dei progetti del programma e, con essa, di gestione dei fondi europei atti a garantirne l’esecuzione. L’ammontare delle risorse previsto è di 16 milioni di euro. Gli interventi approvati ed ammessi a finanziamento sono:

- Riqualificazione, rigenerazione e valorizzazione del Water Front – Tratto Hotel Miramare – Porto Turistico Marina di Stabia (Corso de Gasperi) – Adeguamento statico e funzionale del palazzo ex Casa del Fascio da adibire a sede della biblioteca comunale – Interventi per la sicurezza e la legalità, integrazione del sistema di videosorveglianza – Riqualificazione, rigenerazione e valorizzazione del Water Front – Tratto banchina Zi’ Catiello – Hotel Miramare – Restauro torre di piazza Colombo. (Stabia Channel)

Il Comune di Piano di Sorrento avendo sforato il patto di stabilità, viene penalizzato nell’accedere a finanziamenti. Nel frattempo i Comuni più virtuosi si danno da fare ad intercettare risorse per finanziare opere pubbliche. Fanno un passo avanti, mentre noi restiamo indietro. Il Sindaco Ruggiero e l’assessore Maurizio Gargiulo hanno un piano per uscire dalla palude in cui li ha sistemati Geppino Russo in cinque anni di conti scassati? Vi state preparando a scassare pure i prossimi cinque? Nel prossimo Consiglio Comunale vogliamo parlare delle prospettive di crescita della Città prima che collassi, o di quanto è alto un dossetto dissuasore del traffico? Intanto la COMMISSIONE PAESAGGIO fa il suo dovere e pompa acqua dalle sentine allagate.  Tanto per non perderci di vista. Gaetano Maresca

ORE 22. TRAFFICO MARITTIMO REGOLARE

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Franco ci segnala l’articolo di AFFARITALIANI che rileva le incongruenze della tragedia del Giglio. Sono riportate le perplessità da lui espresse, da Carlo Sassi e da me. Vi do’ uno stralcio dell’articolo che potete leggere su: http://affaritaliani.libero.it/cronache/schettino-domnica-210112.html

OMBRE SULL’EROE DE FALCO - Non solo il “demone” Schettino. A più di una settimana dalla tragedia, dopo il linciaggio mediatico del comandante della Concordia e l’acclamazione a eroe nazionale del comandante della capitaneria di Livorno, emergono dubbi sul ruolo di De Falco. E quelle telefonate tra i due uomini di mare possono essere viste sotto una luce diversa… Ci si chiede se l’obiettivo di quelle conversazioni, “registrate” tra l’altro come comunica De Falco, fosse solo quello di avere il comandante a bordo e non quello di concentrare l’attenzione (e le colpe?) su Schettino. L’inchiesta si sta allargando a catena e gli occhi ora sono puntati sulla Capitaneria di Livorno, che gestisce il sistema AIS, l’apparecchiatura di controllo satellitare delle rotte nel Mediterraneo. Come mai questi sofisticati sistemi di monitoraggio della Guardia Costiera non avevano notato la strana velocità e le singolari manovre della Costa Concordia a ridosso di Giglio Porto? Proprio due giorni fa, a 7 miglia dal Giglio, una nave mercantile è rimasta ferma per oltre 10 minuti: la Capitaneria si è allarmata subito mobilitando una motovedetta e scoprendo che era in avaria. “Merito del sistema AIS”, hanno spiegato. E allora la domanda nasce spontanea: come mai, 20 minuti dopo l’impatto della Concordia, sul brogliaccio, alle ore 22 venne scritto che il controllo AIS segnalava “traffico marittimo regolare” e che solo 12 minuti dopo la nave venne individuata sugli schermi, arenata sulle secche di punta Lazzeretto, dove avvenne lo sbarco? I magistrati hanno acquisito agli atti l’articolo pubblicato venerdì da “La Stampa” che raccontava proprio delle mancanze dei sistemi elettronici di ricognizione e di aprire un fascicolo dedicato alla questione. E venerdì pomeriggio esponenti del Comando Generale della Guardia Costiera si sono recati in Procura. Ancora dubbi: perché solo una telefonata di un brigadiere di Prato (avvertito da uno dei passeggeri della nave) mise in allerta gli uomini di Livorno? (AFFARITALIANI.IT)

IMPIANTI PROTESICI TRACCIABILI

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SANITA’: PALAGIANO(IDV), PROPOSTA PER  ISTITUIRE REGISTRO NAZIONALE IMPIANI PROTESICI.

Italia dei Valori ha presentato una proposta di legge per l’istituzione di un Registro nazionale degli impianti protesici. I casi di protesi cardiache difettose e protesi mammarie cancerogene, e quello più recente delle protesi d’anca che rilascerebbero cobalto nell’organismo, impongono la necessità di un Registro che garantisca la tracciabilità degli impianti”. Lo dichiara Antonio Palagiano, responsabile nazionale sanità di IDV e capogruppo in Commissione Affari sociali alla Camera.

Chiediamo al ministro della Salute Balduzzi, dunque, di valutare la nostra proposta di legge e di attivarsi in tal senso, affinché possa al più presto istituirsi un registro Nazionale di tali materiali attraverso l’informatizzazione di tutti gli impianti e dei materiali estranei utilizzati di cui non si conoscono gli effetti” spiega il responsabile Sanità di IDV.

Ogni giorno vengono impiantate protesi mammarie, ortopediche, articolari, vascolari, cardiache, di cui non si conosce la provenienza e di conseguenza non si possono prevedere i possibili effetti sull’organismo. È, invece, fondamentale valutare in tempo reale l’efficacia e la durata di questi dispositivi. Secondo diverse ed autorevoli fonti, ad esempio, le protesi d’anca fabbricate dall’azienda DePuy, vicenda sulla quale ho presentato un’interrogazione al ministro della Salute, potrebbero danneggiarsi e rilasciare nell’organismo particelle di cobalto” aggiunge Palagiano. “I pazienti, dunque, oltre alla beffa per una protesi comunque difettosa, corrono il rischio di essere contaminati da una sostanza tossica quale è il cobalto, che, è bene ricordarlo, è stata inserita dall’Iarc tra gli agenti che possono essere cancerogeni per gli esseri umani. L’azienda DePuy è riuscita ad individuare le criticità del proprio prodotto proprio grazie alla consultazione dei Registri nazionali di protesi esistenti nei diversi Paesi del mondo” conclude Palagiano.

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